Diritti e obbligazioni in materia civile

Tribunale Civile di Milano – Sezione XII.   N. 8216/2010  

Contratto di assicurazione. Ipotesi di versamento del premio assicurativo successivamente alla stipula del contratto. Interpretazione del contratto in virtù della reale volontà dei contraenti. Responsabilità contrattuale della Società.

Nel caso di specie, è stato ribadito il principio della prevalenza della ricerca della reale volontà delle parti contraenti: il Giudice adito non ha ritenuto rilevante, ai fini del riconoscimento del credito in capo all’assicurato, la circostanza che il premio assicurativo fosse stato pagato nella stessa data di stipula del contratto, data, questa, successiva a quella specificamente dedotta in contratto per la decorrenza della copertura assicurativa, che risultava quindi essere anteriore alla data di stipula e di pagamento del premio. Ha stabilito il Tribunale che in ipotesi di discordanza tra la clausola generale e quella riferentesi all’inizio della validità della garanzia, anche in ipotesi di versamento del premio contestuale alla stipula dell’accordo, la prevalenza è senz’altro da attribuire alle pattuizioni tra le parti nella specifica contrattazione, ciò in ragione del fatto che per tale via è possibile la ricostruzione della reale volontà delle parti.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano, Sezione lavoro n. 2036/2015                          

Efficacia della notifica in luogo diverso da quello di residenza del destinatario. Istituto della prescrizione per le pretese contributive da parte dell’INPS.

Qualora un soggetto dimostri, tramite produzione in giudizio del certificato storico, che il cambio di residenza è avvenuto prima della ricezione delle notifiche delle iscrizioni ipotecarie, indirizzate al vecchio indirizzo di residenza, la notifica dovrà ritenersi inesistente.

Per i crediti contributivi vantati dall’INPS opera la prescrizione ordinaria decennale.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale ordinario di Milano  VI Civile n. 12166/2015

Efficacia del giudicato penale nel giudizio civile di risarcimento del danno. Irrilevanza, nel giudizio civile, della prescrizione intervenuta in sede in sede penale (art. 652 c.p.p.). Accertato reato di truffa, commesso dal direttore di filiale, ai danni di correntista. Conseguente responsabilità solidale della Banca. Risarcimento del danno patrimoniale derivante da fatto illecito. Riconoscimento dell’ulteriore danno non patrimoniale dovuto allo sconforto e prostrazione del danneggiato.

L’efficacia del giudicato penale nel giudizio civile è disciplinata dall’art. 651 c.p.p. “la sentenza penale irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale”. Più volte la giurisprudenza della Suprema Corte si è pronunciata al riguardo, richiamando proprio il principio sancito dalla disposizione citata (cfr. Cass. pen. Sez. IV, 16.12.1998, n. 1045) e la Cassazione Civile, con sentenza n. 6739 del 2011 ha disposto che “in sede di definitiva liquidazione dei danni derivanti da un illecito extracontrattuale il giudice, anche d’ufficio, deve tenere conto dell’eventuale avvenuto riconoscimento, in sede penale, di una somma a titolo di provvisionale, dovendosi applicare un regime giuridico sostanzialmente coincidente con quello relativo all’imputazione degli acconti versati nel corso del procedimento civile in favore dei danneggiati. Non rileva, tuttavia, ai fini della detraibilità della provvisionale, l’effettiva riscossione o meno della medesima, avendo la sentenza penale che la dispone efficacia di titolo esecutivo del quale il danneggiato può avvalersi per conseguire coattivamente il pagamento spettatogli”.

Quindi, una sentenza penale che accerti la responsabilità del convenuto estenderà i suo effetti anche nel giudizio civile, senza peraltro che assuma rilevanza l’eventuale assoluzione per prescrizione intervenuta nel giudizio penale, in quanto tale assoluzione non preclude l’accertamento della responsabilità civilistica come si può evincere dall’art. 652 c.p.p.

Una volta chiarita le modalità con le quali il giudicato penale estende i suoi effetti nel giudizio civile, si deve osservare che, come avvenuto nel caso di specie, qualora sia accertato un reato di truffa in capo al dipendente di una banca (in questo caso direttore di filiale), la responsabilità sarà estesa alla banca stessa in virtù del nesso di occasionalità necessaria ex artt. 1228 e 2049 c.c. consistente nel nesso che ha reso possibile o che ha agevolato il comportamento illecito produttivo del danno, rimanendo irrilevante che il comportamento travalichi i confini della liceità.

Sulla base di queste considerazioni, il giudice civile, potrà confermare l’eventuale provvisionale penale per le condotte tenute dal convenuto, operando la dovuta rivalutazione monetaria delle somme oggetto di reato, affinché venga risarcito il danno patrimoniale accertato in sede penale e confermato in sede civile.

Infine, deve essere anche riconosciuto il danno non patrimoniale nei confronti del danneggiato.

Tale fattispecie di danno, tuttavia, non è ipso facto conseguente al fatto illecito accertato, in quanto dovrà comunque essere provata la sua sussistenza anche attraverso presunzioni semplici (Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 8421/2011).

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano V Sez. civile sentenza del 11 novembre 2014                                    

Decreto ingiuntivo notificato a società in liquidazione. Cessazione della capacità e soggettività della società in seguito alla cancellazione dal registro delle imprese. Conseguente revoca di decreto ingiuntivo notificato a società cancellata dal registro delle imprese. Onere della prova in materia di inadempimento di un’obbligazione.  Legittimazione ad agire, da parte di ausiliari del professionista, in un contratto d’opera intellettuale.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza del 22.2.2010 n. 4060, hanno affermato che la modifica dell’art. 2495 c.c., ad opera dell’art. 4 D.lgs. n. 6/2003, secondo cui la cancellazione dal Registro delle Imprese determina, contrariamente al passato, l’estinzione della società di capitale, ha un effetto espansivo anche nei confronti delle società di persone, per cui anche per queste ultime può presumersi che la cancellazione della loro iscrizione dal registro delle imprese, pur avendo natura dichiarativa, comporti la fine della loro capacità e soggettività, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce anche per le società di capitali e le cooperative.

Conseguentemente deve essere revocato il decreto ingiuntivo notificato ad una società cancellata dal registro delle imprese; tuttavia se i soci della società si siano opposti al decreto ingiuntivo, allora si instaurerà un ordinario giudizio di opposizione nei confronti di costoro ex art. 2312, comma 2 c.c.

Per quanto attiene al riparto dell’onere probatorio, nell’ipotesi di inadempimento di un’obbligazione, si precisa che il creditore deve provare la fonte del suo diritto e limitarsi ad allegare la circostanza dell’inadempimento altrui.

La Suprema Corte, con sentenza n. 5248 del 1986, ha inoltre precisato che “in tema di prestazione d’opera intellettuale, la facoltà per il professionista di servirsi, ai sensi dell’art. 2232 c.c., della collaborazione di sostituti od ausiliari non comporta mai che costoro diventino parti del rapporto di clientela restando invece la loro attività giuridicamente assorbita da quella del prestatore d’opera che ha concluso il contratto con il cliente; il sostituto, pertanto, non è legittimato ad agire contro il cliente medesimo per la corresponsione del compenso, il cui obbligo resta a carico del professionista che si sia avvalso della sua collaborazione”.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano IV civile n. 13717/2011                                                                                 

Azione di regolamento dei confini e sua natura. Principio del vindicatio duplex incertae partis e conseguente deroga alla regola actore non probante, reus absolvitur.

L’azione di regolamento dei confini è caratterizzata dall’onere di entrambe le parti di indicare gli elementi utili all’accertamento (vindicatio duplex incertae partis) e il Giudice sarà svincolato dall’osservanza della regola actore non probante, reus absolvitur, dovendo, quindi determinare il confine in base agli elementi probatori di qualsiasi specie ritenuti più attendibili con prevalenza degli atti traslativi della proprietà. Questo principio dovrà comunque essere coordinato con quello sancito dall’art. 115 c.p.c. secondo cui il Giudice, nell’accertamento dei fatti, sarà vincolato all’iniziativa delle parti, non potendo Egli pronunciarsi ultra petita.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano – Ordinanza del 22.10.2015                                                   

Azione revocatoria degli atti di cessione di beni compiuti dal debitore. Domanda cautelare di sequestro conservativo ex art5. 2905, comma 2 c.c. in corso di causa. Accoglimento del Giudice. Reclamo del debitore sul sequestro conservativo per asserita mancanza del periculum. Non fondatezza del reclamo.

Nell’ipotesi in cui il creditore, nel corso del giudizio sulla dichiarazione di inefficacia nei suoi confronti degli atti di disposizione del patrimonio compiuti dal debitore, promuova un’azione cautelare di sequestro conservativo ex art. 2905, comma 2 c.c. e tale domanda venga accolta, non può ritenersi fondato il reclamo del debitore tendente a farne valere l’inefficacia, fondata sulla mancanza del periculum, determinata dalla possibilità di aggredire altri beni rispetto a quelli oggetto dell’azione revocatoria.

La dichiarazione di non fondatezza del reclamo, presentato dal debitore, è coerente con la tesi maggioritaria in dottrina e nella giurisprudenza di merito il cui assunto principale consiste nel ritenere la domanda cautelare di sequestro conservativo ex art. 2905, comma 2 c.c. direttamente collegata all’azione di merito revocatoria ex art. 2901 c.c.

In conseguenza di ciò il periculum, non deve essere valutato sotto il generico profilo della tutela del credito, ma deve essere rapportato all’azione di merito a cui è strumentale, quindi all’aggressione di quei beni oggetto dell’azione ex art. 2901 c.c.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti) 

Tribunale di Como n. 1250/2013                             

Alternatività tra procedimento ordinario e procedimento arbitrale. Dichiarazione di nullità dei lodi arbitrali intervenuti successivamente all’istaurazione di un ordinario procedimento civile per implicita rinuncia ad avvalersi del procedimento speciale.

Come più volte affermato dalla giurisprudenza di legittimità in diverse statuizioni: “in tema di arbitrato, qualora la parte promuova nei confronti dei medesimi contraddittori un giudizio avanti al giudice ordinario avente identità, totale o parziale, di oggetto, tale comportamento costituisce implicita rinuncia ad avvalersi della clausola compromissoria restando, così, ad essa preclusa la possibilità di far successivo ricorso al procedimento arbitrale” (Cass., Sez. I, 15 luglio 2004, n. 13121).

Alla luce di quanto affermato dalla giurisprudenza devono essere considerati nulli i lodi pronunciati all’esito di una procedura arbitrale instaurata in virtù di una clausola compromissoria oggetto di preventiva rinuncia.

Inoltre, la giurisprudenza precisa che la rinuncia al procedimento speciale opera, non solo in presenza di clausola di arbitrato rituale, bensì anche nell’ipotesi di arbitrato irrituale “la parte che ha adito il giudice ordinario per la tutela non meramente cautelare dei diritti nascenti da un contratto, nonostante la presenza di una clausola di arbitrato libero o rituale, implicitamente rinuncia alla facoltà di avvalersi della predetta clausola”.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Alessandria Ordinanza ex art. 702 bis cpc 16 luglio 2012                  

Contratti in genere. Inadempimento del debitore. Obbligo del debitore al risarcimento del danno qualora non dimostri che l’inadempimento non è dipeso da colpa a lui imputabile.

Ai sensi dell’art. 1218 c.c. il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

La norma appena citata è applicabile anche se le parti abbiano pattuito una penale avendo, quest’ultima, la sola funzione di liquidazione preventiva del danno.

Si è inoltre richiamata la Cass. N. 11717 del 2002, in cui si afferma che affinché l’impossibilità della prestazione esoneri da responsabilità il debitore, è necessario che quest’ultimo dimostri la propria assenza di colpa dando prova, tra l’altro, di aver posto in essere tutte le attività necessarie per rimuovere l’ostacolo frapposto da altri all’esatto adempimento.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti) 

Tribunale di Milano Ordinanza ex art. 696 bis cpc 21 novembre 2013                              

Richiesta accertamento tecnico preventivo. Necessaria preventiva verifica, da parte del Giudice, della sussistenza del fumus boni iuris. Insussistenza dei presupposti per l’espletamento di un accertamento tecnico per l’ampio margine temporale intercorso tra il fatto oggetto di causa e la richiesta.

Presupposto fondamentale per l’espletamento di un accertamento tecnico preventivo (A.T.P.) è la preliminare verifica, ad opera del Giudice, circa la sussistenza del fumus boni iuris e della concreta utilità dell’accertamento peritale, affinché questa possa fornire un responso basato su elementi attendibili.

Nel caso di specie, non vi erano i presupposti per l’espletamento di un accertamento peritale in quanto dal giorno del fatto da peritare a quello della richiesta di espletamento dell’accertamento tecnico erano passati due anni, con conseguente alterazione o dispersione della prova, rendendo quindi di dubbia affidabilità un eventuale accertamento tecnico preventivo.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Cassazione Civile. Sezione Lavoro n.11729/2014                                                  

Istituto della compensazione. Estinzione dell’obbligazione. Autonomia dei rapporti di credito. Inapplicabilità delle norme sulla compensazione se i rapporti di credito hanno origine da uno stesso rapporto.

Le norme sulla compensazione, inclusa quella che prevede il divieto di rilevarla d’ufficio, postulano l’autonomia dei contrapposti rapporti di credito.

Qualora questi ultimi abbiano origine da uno stesso rapporto o comunque da rapporti accessori, la disciplina della compensazione in senso tecnico non potrà trovare applicazione, quindi il giudice, in sede d’accertamento della fondatezza della domanda, potrà effettuare d’ufficio il calcolo delle somme a debito o a credito.

Corte di Cassazione. Sez. III Civile Lavoro n.20106/2009

Contratto in genere. Effetti del contratto. Principi di correttezza e buona fede. Abuso del diritto. Legittimità dell’intervento del giudice di intervenire in senso modificativo degli accordi contrattuali. Esclusione dell’affinità tra contratto di concessione e di agenzia.

I principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione e nell’interpretazione dei contratti, di cui agli artt. 1175, 1366 e 1375 c.c., rilevano sia sul piano dell’individuazione degli obblighi contrattuali, sia su quello del bilanciamento degli interessi contrapposti delle parti. Questo secondo profilo consente al giudice di intervenire, anche in senso modificativo sul contenuto del contratto al fine dell’equo contemperamento degli opposti interessi.

Il giudice può intervenire in tal senso poiché è in suo potere accertare se l’esercizio di un diritto, ancorché formalmente legittimo, si configuri, per le modalità in cui viene esercitato, come ingiustificatamente irrispettoso del dovere di correttezza e buona fede, con ciò causando un sacrificio sproporzionato alla controparte, al fine del conseguimento di risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali le stesse facoltà erano state attribuite.

Al ricorrere di tali presupposti il giudice di merito ha la facoltà di intervenire per dichiarare inefficaci gli atti compiuti in violazione del divieto di abuso del diritto.

Si è inoltre stabilito che il contratto di concessione di vendita, da cui deriva l’obbligo per il concessionario di stipulare singoli contratti di compravendita o di concludere contratti di mero trasferimento di prodotti, esclude, proprio per la sua struttura e funzione economica, dei profili particolarmente rilevanti di collaborazione, cosicché non sono rilevabili profili di affinità con il contratto di agenzia.

Cassazione Civile, Sezione II n. 5874/2002                                                            

Dei contratti in genere. Conclusione del contratto dal momento dell’esecuzione. Esecuzione senza che l’accettazione pervenga al preponente. Legittimità della revoca della precedente proposta contrattuale se l’accettazione non perviene al preponente in un tempo considerato ragionevole.

 Perché  un contratto possa ritenersi concluso nel tempo e nel luogo  in cui l’esecuzione ne ha avuto inizio, quindi anche prima che l’altra parte abbia avuto notizia dell’accettazione, occorre che ricorra una delle ipotesi tassativamente previste dal primo comma dell’art. 1327 c.c. (esplicita richiesta del preponente, particolare natura dell’affare ovvero usi civici), ipotesi, tutte, che impongono l’esecuzione della prestazione anche in assenza di una preventiva risposta (cfr. Cass. n.1774/1990, n. 6189/1990, n. 6508/1990).

La notizia dell’accettazione del contratto deve pervenire al preponente entro un lasso di tempo ragionevole, ordinariamente considerato necessario in relazione alla natura dell’affare o agli usi (art. 1326 c.c.). Trascorso un periodo ragionevolmente considerato lungo, il preponente può legittimamente revocare la precedente proposta e l’eventuale inizio della prestazione da parte dell’accettante configurerà un tipo di contratto diverso da quello originariamente proposto.

 

 

 

 

 

 

 

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