Contratto di agenzia

Tribunale Ordinario di Milano – Sezione Lavoro, n. 1491/2016

Rapporto di agenzia. Differenza tra rapporto di lavoro subordinato e rapporto di agenzia. Invalidità della clausola risolutiva espressa avente contenuto generico. Principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c. . Rilevanza probatoria del documento informatico su cui è apposta una firma elettronica semplice.

Ai fini della differenza tra rapporto di lavoro subordinato e quello di agenzia occorre effettuare un giudizio di piena riconducibilità della fattispecie concreta a quella astratta. Per tale motivo occorre svolgere un’attenta analisi sulle concrete modalità di svolgimento del rapporto, attribuendo al nomen iuris del contratto rilevanza residuale e ciò nonostante la volontà delle parti non possa essere del tutto trascurata, dovendosi infatti tenere conto del loro, reciproco, affidamento. Il requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato è, quindi, costituito dal vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale sopporta il rischio del risultato della prestazione svolta dal lavoratore e, viceversa, oggetto del rapporto di agenzia è lo svolgimento di un’attività economica esercitata con organizzazione di mezzi e assunzione del rischio da parte dell’agente, il quale è legato al preponente da un semplice rapporto di collaborazione. Nel caso di specie, il ricorrente, quale propagandista scientifico di specialità medicinali, gestiva autonomamente i propri orari di lavoro, non era tenuto a giustificare la propria assenza o malattia, non utilizzava strumenti professionali messi a disposizione dal datore di lavoro, assumeva tutti i rischi inerenti all’esecuzione del mandato ed, inoltre, gestiva in modo autonomo, seppure a fronte delle istruzioni ricevute dal preponente, le visite propagandiste ai medici ed ai farmacisti. Per tali motivi, il giudice ha accertato la natura parasubordinata del rapporto di lavoro de quo ed escluso invece quella subordinata.

Ai fini della validità di una clausola risolutiva espressa nel contratto di agenzia, la Corte di cassazione ritiene inidonee clausole aventi contenuto generico, tali cioè da risultare riferibili alla violazione di tutte e non di specifiche obbligazioni contrattuali, essendo, invece, necessario che le parti prevedano una o più obbligazioni determinate il cui inadempimento comporti la risoluzione di diritto o automatica dello stesso contratto.

Il principio di non contestazione, disciplinato dall’art. 115 c.p.c., consiste: 1) nell’onere della parte di contestare i fatti espressamente affermati dall’altra parte; 2) nell’irreversibilità della non contestazione e nella conseguente inammissibilità di una contestazione tardiva; 3) nella necessaria specificità delle argomentazioni della contestazione, dirette a contrastare il fatto avverso ed, infine, 4) nella necessità di contestare anche i fatti secondari.

La legge dispone che il documento informatico, a cui è apposta una firma elettronica semplice, vale a dire la email, è liberamente valutabile dal giudice. Da ciò si desume che il suddetto documento, pur se con firma semplice, può essere considerato un mezzo di prova. Riguardo alla valutazione delle caratteristiche della firma elettronica semplice, occorre fare riferimento anche agli usi ed agli accordi, anche taciti, delle parti nello scambio delle comunicazioni e delle dichiarazioni di volontà in formato elettronico. Nel caso di specie, le parti hanno, incontestabilmente, utilizzato la posta elettronica per le comunicazioni e la preponente resistente ha disconosciuto soltanto una email, nella quale, tuttavia, risulta inserito un campo firma, che rimanda in modo analitico alla realtà dell’impresa. Da ciò discende che sussistono elementi gravi, precisi e concordanti nell’attribuire la email alla resistente.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale Civile di Milano Sent. n. 7130 del 2012                                                             

Contratto di agenzia. Recesso del preponente. Conseguente richiesta dell’agente ad ottenere le somme per le quali sia sorto il suo diritto al pagamento. Legittimità della richiesta. Riconoscimento dell’indennità di cessazione del rapporto nel caso in cui ricorrano i requisiti previsti dall’art. 1751 c.c.

Sulla base dell’A.E.C. del 2001, spettano all’agente le somme per le quali, al momento della cessazione del rapporto, era già sorto il suo diritto al pagamento, anche se le stesse non sono state corrisposte in tutto o in parte.

Il Giudice ha inoltre stabilito che spetta all’agente l’indennità di cui all’art. 1751 c.c. qualora quest’ultimo dimostri di aver procurato nuovi clienti in ordine ai quali la mandante riceve ancora sostanziali vantaggi, nonostante la cessazione del mandato.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano – Sezione Lavoro n. 151/2015                                                

Contratto di agenzia a tempo determinato. Clausola risolutiva espressa. Recesso del preponente prima del termine. Illegittimità per mancato decorso termine di raggiungimento budget. Diritto alla ripetizione indebito. Insussistenza per mancato adempimento onere della prova.

In un contratto di agenzia a tempo determinato, la presenza di una clausola risolutiva espressa per il mancato raggiungimento di un fatturato minimo da parte dell’agente, non legittima il preponente a recedere anticipatamente dal contratto, in assenza di una giusta causa, prima dello spirare del termine previsto, in quanto la verifica sulla realizzazione o meno della clausola risolutiva potrà essere effettuata solo alla scadenza del termine.

La violazione di questo principio configura un semplice recesso anticipato dal contratto e fa sorgere in capo all’agente un diritto al risarcimento del danno da mancato guadagno.

È stata rigettata la domanda riconvenzionale del preponente di ripetizione delle somme versate a titolo di anticipi provvigionali richiamando l’art. 2033 c.c. secondo cui il diritto alla ripetizione dell’indebito ha come presupposto la mancanza o il venir meno di una causa giustificativa del pagamento effettuato, il cui onere probatorio ricade interamente su chi intende far valere il diritto, essendo, inoltre, necessario produrre le scritture contabili obbligatorie nonché la documentazione sui singoli affari, non risultando sufficiente la produzione di documentazione parziale o di parte richiedente.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale Ordinario di Milano – Sezione Lavoro n. 319/2015                                    

Rapporto di agenzia. Inadempimento della preponente con i clienti. Recesso dell’agente per giusta causa. Sussistenza. Riconoscimento conseguente indennità.

Sussiste giusta causa di recesso dal contratto di agenzia da parte dell’agente allorché venga dimostrata l’inerzia del Preponente nel mettere in essere utili, efficaci e proficue iniziative tese alla eliminazione dei motivi di lamentela, opportunamente a lui segnalate, da parte dei clienti procurati dall’agente. Ciò nella considerazione che tale inerzia, riconducibile al Preponente, è idonea a compromettere la credibilità e l’affidabilità dell’agente, pregiudicando in maniera irreversibile il rapporto di quest’ultimo con i propri clienti e incidendo negativamente sulle sue aspettative di guadagno.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Brescia – Sezione Lavoro n. 203/2015                                               

Rapporto di agenzia. Insussistenza della giusta causa di recesso del preponente per mancato esperimento onere probatorio. Indennità di fine rapporto di cui all’art. 1751 c.c.

Le gravi inadempienze, da ricondurre a responsabilità dell’Agente, devono essere esaustivamente dimostrate ai sensi dell’art. 2697 c.c., laddove è espressamente previsto l’obbligo, per colui che vuole far valere un diritto in giudizio, di fornire la prova dei fatti affermati, affinché possa essere ritenuto legittimo il recesso per giusta causa effettuato dal preponente. Le risultanze testimoniali, le evidenze documentali (mail inviate dall’agente al preponente nel corso del rapporto) nonché l’assenza di contestazioni da parte della mandante nel corso del rapporto, escludono la fondatezza delle doglianze di quest’ultima. In difetto di prova rigorosa circa la sussistenza della giusta causa dovrà essere riconosciuta all’agente l’indennità sostitutiva del preavviso ex art. 1750 c.c. e l’indennità di cessazione di cui ai vigenti AEC.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Busto Arsizio – II Sezione Civile decreto del 28.02.2014        

Contratto agenzia. Distinzione tra momento di aggiudicazione gara d’appalto e conclusione del contratto. Diritto alla provvigione al momento della conclusione del contratto. Conseguente diritto di ammissione al privilegio del credito fatto valere se il diritto alla provvigione è sorto entro l’anno.

Secondo la normativa in materia di contratto di agenzia, il diritto dell’agente alla provvigione sorge al momento della conclusione dell’affare.

Devono, quindi, tenersi ben distinti i due momenti di aggiudicazione di una gara d’appalto indetta dal cliente da quello di conclusione del contratto con lo stesso, in quanto solo in quest’ultimo caso sorge il diritto dell’agente al compenso.

Nel caso di specie, va riconosciuto il privilegio ex art. 2751 bis n. 3 c.c. sulla provvigione relativa all’aggiudicazione di una gara in quanto si deve prendere in considerazione non la data di aggiudicazione di questa, bensì quella di conclusione del contratto che veniva stipulato nell’ultimo anno di prestazione, quindi rientrante nella previsione della norma.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale Ordinario di Monza n. 238/2007                                                     

Rapporto di agenzia non formalizzato in un contratto. Conseguente applicazione della disciplina di legge e impossibilità di applicazione degli AEC. Obblighi dell’agente scaturenti dalla disciplina codicistica ex art. 1742 e 1746 c.c.

Nell’ipotesi in cui un rapporto di agenzia, regolarmente svolto, non sia formalizzato in un contratto, per tutto quanto non provato per iscritto si devono prendere in considerazione le norma dispositive di legge relative agli obblighi delle parti. Quindi, in mancanza di una regolamentazione scritta del contratto, cui il Preponente non ha posto previamente rimedio, gli obblighi dell’Agente possono essere solamente quelli, generici, prescritti dall’art. 1742 c.c. e quelli di cui all’art. 1746 c.c. e solo nel caso di violazione di questi potrà configurarsi un’ipotesi di recesso per giusta causa in capo al Preponente.

Peraltro, nel caso di specie, la concessione di un termine di preavviso, contrasta con la qualificazione del recesso, avvenuto per giusta causa.

Si è stabilito inoltre che il mancato richiamo agli aa.ee.cc., dovuto alla mancata formalizzazione del rapporto, suggerisce l’integrale assoggettamento dello stesso alle norme di legge. Quindi, con riguardo al problema delle indennità dovute dovrà necessariamente applicarsi l’art. 1751 c.c. con conseguente verifica della sussistenza dei presupposti in esso previsti.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano. Sezione Lavoro 06.02.2015

Contratto di Agenzia. Inadempienze del preponente, causa di lamentele da parte dei clienti. Credibilità dell’agente venuta meno. Conseguente compromissione del rapporto di fiducia tra agente e preponente. Legittimità del recesso per giusta causa da parte dell’agente. Indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c.

In un rapporto di agenzia, uno degli elementi fondamentali consiste nelle modalità in cui l’agente si rapporta con la clientela di riferimento, essendo infatti necessario che quest’ultima veda nell’agente una persona corretta, credibile e affidabile; queste sono doti essenziali affinché il cliente possa sia fidelizzare la clientela, ma anche acquisirne di nuova.

Posto che l’agente riceve il suo compenso sugli affari portati a buon fine, è suo interesse mantenere l’immagine di credibilità, affidabilità e correttezza che si è conquistato.

Qualora, a causa di inadempienze del preponente, i clienti risultino insoddisfatti, insoddisfazione manifestata anche a mezzo di comunicazioni alla società stessa, risulta evidente che il rapporto tra agente e preponente risulta compromesso, in quanto tali mancanze potrebbero pregiudicare negativamente le aspettative di guadagno dell’agente. Per tale motivo si ritiene sussistere giusta causa di recesso in capo all’agente.

Il Giudice adito, richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale, ha inoltre stabilito che, ai fini del riconoscimento dell’indennità di cui all’art. 1751 c.c., non è sufficiente che l’agente abbia sviluppato gli affari del preponente durante il rapporto, in quanto tale vantaggio è compensato dalla corresponsione delle provvigioni; risulta, invece, necessario che il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi dall’operato dell’agente anche a seguito di cessazione del rapporto. (Cass. 24776/2013)

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano. Sezione Lavoro n. 3059/2013                                           

Contratto di Agenzia. Alternatività della disciplina legale con la disciplina collettiva. Prevalenza della disciplina che assicuri all’agente un risultato più vantaggioso. Mancato pagamento delle provvigioni all’agente. Legittimità del recesso per giusta causa nell’ipotesi di reiterato mancato pagamento delle provvigioni. Riconoscimento dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c..

Per l’applicazione dell’indennità ex art. 1751 c.c. è necessaria la permanenza, in capo al preponente, di sostanziali vantaggi derivanti dall’attività promozionale dell’agente. Questa disposizione deve essere letta facendo riferimento all’art. 17 della direttiva n. 86/653/CEE e all’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee nella sentenza c-465/04, nella quale si stabilisce che l’indennità di cessazione del rapporto non può essere sostituita da un’indennità prevista da accordi collettivi e determinata secondo criteri diversi, a meno che tale determinazione vada a vantaggio dell’agente. In virtù di questi orientamenti la Cassazione, con un ormai consolidato orientamento, ha stabilito che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente il risultato migliore. Si precisa che, ai fini dell’applicabilità dell’indennità di cui all’art. 1751 c.c., è sempre necessario dimostrare la sussistenza dei requisiti “meritocratici” previsti dalla citata disposizione.

Si è inoltre stabilito che il mancato e prolungato pagamento delle provvigioni dovute all’agente, non può che costituire giusta causa di recesso ai sensi dell’art. 2119 c.c., in quanto tale comportamento va a ledere il rapporto fiduciario intercorrente tra le parti.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano. Sezione Lavoro n. 4323/2013                                               

Contratto di Agenzia. Corresponsione continuativa, non prevista in contratto, di somme provvigionali fisse all’agente. Applicazione del principio di buona fede oggettiva. Conseguente accertamento dell’esistenza di una regola contrattuale non formalizzata.

Ai fini dell’interpretazione di un contratto vale il principio di cui all’art. 1362 c.c. il quale dispone che si deve far riferimento alla comune volontà delle parti. Si deve inoltre tenere in considerazione il comportamento tenuto dalle parti in costanza di rapporto, richiamando il principio di buona fede oggettiva che tutela l’affidamento di un soggetto alla lealtà e correttezza dell’altro.

Ciò posto, considerato il comportamento tenuto dalle parti, rilevato che la Società preponente ha pacificamente e continuativamente corrisposto all’agente delle somme provvigionali fisse, da questi in buona fede percepite a titolo di provvigioni dovute, avuto riguardo alla giurisprudenza in tema di contratto di agenzia (Cass. Sez. Lav., n.8053/1999), risulta sussistere una regola contrattuale non formalizzata ma che di fatto modifica il testo contrattuale.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano Sez. XI civile del 23.09.2014

Contratto di agenzia. Cessione del ramo d’azienda. Subentro del cessionario in tutti i rapporti contrattuali del cedente, compreso quello d’agenzia. Recesso del preponente. Diritto del cessionario/agente al riconoscimento dell’indennità suppletiva di clientela nonché all’indennità di cessazione del rapporto.

Nell’ipotesi di cessione di ramo d’azienda, il cessionario subentra in tutti i rapporti contrattuali del cedente, compreso quello di agenzia che, qualora non espressamente modificato, manterrà le stesse previsioni contrattuali di quello originario.

Sulla base di ciò, il Giudice adito ha stabilito che nel caso di recesso del preponente, avvenuto con il rispetto del termine di preavviso (6 mesi per contratti in essere da più di sei anni), la richiesta, da parte dell’agente, dell’indennità suppletiva di clientela, in casi del genere, deve essere valutata facendo riferimento al contratto originariamente stipulato tra l’agente e il cedente; tale indennità verrà riconosciuta, in ogni caso, all’agente qualora il contratto richiami espressamente l’applicazione degli AEC.

Si è anche affrontata la questione inerente l’alternatività tra l’indennità ex art. 1751 c.c. e l’indennità prevista dalle norme pattizie (AEC), richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui dev’essere data prevalenza alla norma più favorevole all’agente.

Nel caso di specie, non sussistendo i requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. per il riconoscimento dell’indennità dalla stessa disposizione prevista, il Giudice ha deciso per il riconoscimento dell’indennità suppletiva di clientela.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Corte di Appello di Milano n. 397/2015                                                                 

Contratto di agenzia. Riconoscimento dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c. al ricorrere dei requisiti previsti dalla norma.

L’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c. è riconosciuta all’agente qualora lo stesso dimostri di aver procurato nuovi clienti o che i clienti già acquisiti dal preponente siano stati, per opera dell’agente, sviluppati sensibilmente e che tali clienti siano rimasti in capo al preponente successivamente alla cessazione del rapporto così da fargli ottenere un vantaggio economico determinato dal fatto che su tali affari egli non corrisponderà più la provvigione all’agente.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Pavia Sez. lavoro n. 99/2015                                                   

Contratto di agenzia. Cessazione del rapporto per volontà dell’agente in seguito al conseguimento della pensione di vecchiaia Enasarco. Riconoscimento dell’indennità suppletiva di clientela nonché dell’indennità conseguente al patto di non concorrenza qualora il patto sia inserito in contratto.

Nell’ipotesi di recesso dell’agente per il raggiungimento dell’età pensionabile, gli A.E.C. prevedono la corresponsione dell’indennità suppletiva di clientela se il contratto sia durato almeno un anno, e non si sciolga per altre cause diverse dal conseguimento della pensione di vecchiaia Enasarco.

Si è inoltre stabilito che il diritto all’indennità conseguente al patto di non concorrenza post contrattuale sorge se il patto è inserito nel testo del contratto al momento della sua stipulazione; l’accettazione comporta, nell’ipotesi di cessazione del contratto, la corresponsione di un’indennità, non provvigionale, in favore dell’agente.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano Sez. lavoro n. 2169/2015                                                        

Distinzione tra contratto di procacciamento d’affari e contratto di agenzia. Distinzione tra contratto di procacciamento d’affari e mediazione. Momento in cui sorge il diritto del procacciatore  al compenso.

Nel caso di specie, il Giudice, si è soffermato nell’analisi e qualificazione del contratto di procacciamento d’affari.

Il procacciatore d’affari non ha l’obbligo di promuovere la conclusione dei contratti e non gode di stabilità in quanto svolge la sua attività in maniera saltuaria, raccogliendo le ordinazioni dei clienti e trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto mandato di procurare tali commissioni; al contrario l’agente assume l’obbligo di promuovere stabilmente, per conto del preponente, la conclusione di contratti, con risultato a proprio rischio e con l’obbligo di osservare le istruzioni del preponente stesso.

Un’ulteriore precisazione che il Giudice si è premurato di fare verte sulla qualificazione del contratto di procacciamento in relazione al contratto di mediazione: i due contratti si distinguono per la maggiore imparzialità che caratterizza il mediatore in quanto il procacciatore agisce su incarico di una delle parti interessate alla conclusione dell’affare; ciò che però accomuna i due tipi di contratti consiste nel fatto che per entrambi sorge il diritto al compenso al momento della conclusione del contratto tra i soggetti interessati, a prescindere dalla regolare esecuzione dello stesso (requisito necessario affinché sorga il diritto dell’agente alla provvigione). Nonostante quanto appena affermato, il Giudice, in aderenza ad un consolidato orientamento giurisprudenziale, precisa che le parti di un rapporto di procacciamento d’affari possono prevedere che il diritto al compenso sia subordinato al buon fine dell’affare.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano Sez. lavoro n. 151/2015                                              

Contratto di agenzia. Recesso del preponente, prima dello spirare del termine previsto in contratto, per il mancato raggiungimento del fatturato minimo. Illegittimità. Diritto dell’agente al risarcimento del danno da mancato guadagno.

In un contratto di agenzia contenente una clausola che obbliga l’agente al raggiungimento di un fatturato minimo entro un termine predeterminato, il recesso, operato dal preponente prima della scadenza di tale termine, giustificato dal mancato raggiungimento del fatturato minimo, è da considerarsi illegittimo, in quanto la verifica circa il raggiungimento o meno del fatturato richiesto dev’essere compiuto alla scadenza del termine. Quindi il recesso, da parte del preponente, effettuato prima di tale scadenza, non può che configurare recesso anticipato dal contratto che fa sorgere in capo all’agente il diritto al risarcimento del danno da mancato guadagno.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano Sez. lavoro n. 3624/2014                                                        

Contratto verbale di agenzia. Il riconoscimento dell’indennità  di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c. avviene al ricorrere dei requisiti previsti dalla disposizione, nonché qualora la risoluzione non sia dovuta ad inadempienza dell’agente.

L’indennità di cessazione del rapporto di cui all’art. 1751 c.c. deve essere riconosciuta all’agente qualora la risoluzione e del rapporto ad opera del preponente non sia dovuta ad un’inadempienza imputabile all’agente; inoltre, ai fini del riconoscimento della stessa, l’agente deve aver procurato nuovi clienti al preponente o deve aver sviluppato sensibilmente gli affari con quelli già esistenti e il preponente deve ricevere ancora sostanziali vantaggi da tali affari.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale ordinario di Milano n. 9932 del 2014                                                     

Contratto di agenzia. Incompetenza del Giudice del Lavoro nell’ipotesi in cui l’agente sia una società, in quanto manca il requisito della natura prevalentemente personale della prestazione.

Le controversie inerenti a rapporti di agenzia, nei quali la qualità di agente è rivestita da una società, considerata la mancanza del carattere prevalentemente personale della prestazione, non possono essere devolute alla competenza del Giudice del Lavoro ex art. 409 c.p.c.

Quest’affermazione di principio è confermata da un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale: “qualsiasi società, per quanto semplice sia la sua struttura, importa l’esercizio collettivo di un’impresa e, postulando un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi, non si può concretare in una prestazione di opera prevalentemente personale” (Cass. N. 69/1982); inoltre per la configurabilità della competenza funzionale del Giudice del Lavoro “è necessario che l’attività di collaborazione sia coordinata e continuativa e venga svolta quanto meno in misura prevalente con il lavoro personale dell’agente. Tale situazione non ricorre allorché il contratto di agenzia intercorra con una società di capitali o, come nella specie, con una società di persone che costituisca un autonomo centro di imputazione di interessi tra il socio e il preponente, ovvero quando l’agente svolga la propria attività avvalendosi di una struttura organizzativa a carattere imprenditoriale” (Cass. N. 6351/2006).

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano Sez. lavoro n. 1141/2013                                            

Contratto di agenzia. Risoluzione di diritto del contratto di agenzia per mancato raggiungimento del fatturato minimo. Onere della prova in capo al preponente. Insussistenza della risoluzione di diritto nel caso di mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte del preponente. Riconoscimento all’agente dell’indennità di risoluzione del rapporto ex art. 1751 c.c., nonché dell’indennità sostitutiva del preavviso e della suppletiva di clientela.

Non può riconoscersi una risoluzione di diritto del contratto di agenzia per il mancato raggiungimento del fatturato minimo espressamente previsto in contratto, qualora il preponente non dimostri l’effettivo ammontare del fatturato prodotto nella zona di esclusiva dell’agente, sulla base dell’art. 2697 c.c.

In virtù della mancata risoluzione di diritto spetterà all’agente l’indennità sostitutiva del preavviso, nonché l’indennità suppletiva di clientela prevista dagli A.E.C. applicabili al caso di specie.

Inoltre, verrà riconosciuta anche l’indennità di risoluzione del rapporto nel caso in cui venga adeguatamente dimostrata la sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 1751 c.c., ovvero che l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente aumentato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva, anche dopo la cessazione del rapporto, sostanziali vantaggi dai rapporti con tali clienti.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano Sez. lavoro n. 669/2013                                                          

Contratto di agenzia. Mancato pagamento delle provvigioni, protratto per nove mesi, da parte del preponente. Conseguente recesso per giusta causa da parte dell’agente. Sussistenza della giusta causa.

La disciplina del recesso per giusta causa, prevista dall’art. 2119 c.c. con riferimento al rapporto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, come peraltro affermato da costante giurisprudenza “al rapporto di agenzia si applica l’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119 c.c., per l’evidente analogia che sussiste tra la disciplina del recesso nel contratto di agenzia e quella dello scioglimento del rapporto di lavoro subordinato, fondati entrambi su di un rapporto fiduciario; pertanto, il concetto di giusta causa di cui all’art. 2119 ben può essere utilizzato, pur nella sostanziale diversità delle rispettive prestazioni e della configurazione giuridica dei due contratti, per stabilire se lo scioglimento del contratto di agenzia sia avvenuto o non per un fatto imputabile all’agente, tale da precludere la possibilità di prosecuzione anche temporanea del rapporto” (Cass. N. 10852/1997).

Alla luce di quanto affermato dalla Suprema Corte, si è ritenuta sussistere giusta causa di recesso in capo all’agente per il mancato pagamento delle provigioni, da parte del preponente, protratto per nove mesi. Tale comportamento, infatti, configura una violazione del dovere di agire con correttezza e buona fede nei confronti dell’agente ex art. 1749 c.c., potendo quindi configurare una giusta causa di scioglimento del rapporto di agenzia.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Monza Sez. lavoro n. 487/2012                                                          

Contratto di agenzia. Recesso per giusta causa da parte dell’agente per fatto imputabile al preponente. Mancata contestazione, da parte del preponente, dei fatti dedotti dall’agente in ricorso. Conseguente riconoscimento di quanto richiesto dall’agente.

Il recesso per giusta causa operato dall’agente deve considerarsi legittimo se imputabile ad un fatto del preponente. In mancanza di diversa pattuizione nel contratto, si deve applicare il principio di cui all’art. 2119 c.c.

Alla luce di ciò il Giudice ha riconosciuto all’agente l’indennità risarcitoria per la giustificata risoluzione anticipata del rapporto.

Nel caso di specie, la società preponente convenuta è rimasta contumace, non contestando nessuna delle pretese avanzate dal ricorrente, allorché il Giudice ha proceduto ad applicare i principi di cui all’art. 416, terzo comma c.p.c. secondo cui si impone al convenuto di prendere posizioni sui fatti costitutivi dedotti dall’attore, in mancanza si deve ritenere che vi sia un’ammissione implicita dei fatti contestati; inoltre, a sostegno di tale tesi, il Giudice, ha richiamato l’art. 167 c.p.c. nonché costante giurisprudenza della Suprema Corte (cfr. Cass. N. 12231/2007).

In virtù della contumacia della parte resistente, nonché della mancata contestazione di tutti i fatti dedotti dal ricorrente, il Giudice, ha riconosciuto quanto richiesto da quest’ultimo.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Monza Sez. lavoro n. 370/2012                                               

Contratto di agenzia. Mancato pagamento all’agente delle provvigioni maturate. Contumacia del convenuto preponente e mancata contestazione delle pretese avanzate dall’agente in ricorso. Conseguente riconoscimento del diritto dell’agente al pagamento delle provvigioni maturate e non corrisposte. Ulteriore richiesta di indennità di scioglimento del contratto. Insussistenza per mancanza della giusta causa di recesso.

In presenza della richiesta, da parte del ricorrente, del pagamento delle provvigioni maturate e non corrisposte e documentalmente provate, il Giudice, anche in virtù della contumacia della convenuta e della mancata contestazioni di tali somme, ha ritenuto sussistere il diritto del ricorrente.

Viceversa, il Giudice, non ha ritenuto sussistere il diritto del ricorrente all’indennità di scioglimento del contratto, in quanto lo stesso non ha provato la ricorrenza del requisito fondamentale della giusta causa di recesso, ritenendo che esso non può essere rinvenuto nel mero omesso pagamento delle ultime fatture.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano – Sezione lavoro n. 1438/2013            

Contratto di agenzia. Presunta esistenza di clausola di esclusione della corresponsione della provvigione all’agente per i clienti acquisiti dalla preponente. Mancata dimostrazione della sussistenza di tale clausola. Conseguente diritto dell’agente a vedersi corrispondere le provvigioni indirette relative agli ordini acquisiti dalla società. Trasformazione del contratto di agenzia a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato qualora alla naturale scadenza del primo continui ad essere eseguito dalle parti. Mancato assolvimento dell’onere probatorio per il riconoscimento dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751.

L’art. 1748 c.c., ai primi due commi, dispone che “Per tutti gli affari conclusi durante il contratto l’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento.

La provvigione è dovuta anche per gli affari conclusi dal preponente con terzi che l’agente aveva in precedenza acquisito come clienti per affari dello stesso tipo o appartenenti alla zona o alla categoria o gruppo di clienti riservati all’agente, salvo che sia diversamente pattuito”.

La sussistenza di una eventuale clausola che escluda il diritto alla provvigione dell’agente, dovrà essere adeguatamente dimostrata in giudizio, spettando, altrimenti, all’agente le provvigioni indirette relative agli affari conclusi dalla preponente.

Ai sensi dell’art. 1750, comma 1, c.c. “il contratto di agenzia a tempo determinato che continui ad essere eseguito dalle parti successivamente alla scadenza del termine si trasforma in contratto a tempo indeterminato”.

Infine si è stabilito, nel caso di specie, che non sussiste il diritto dell’agente al riconoscimento dell’indennità di risoluzione del rapporto ex art. 1751 c.c. a causa dell’insufficiente assolvimento dell’onere probatorio relativamente ai requisiti previsti dalla norma.

La disposizione richiede infatti la dimostrazione del fatto che l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sviluppato sensibilmente gli affari con i clienti esistenti e che il preponente continui a trarne vantaggio anche dopo la cessazione del rapporto.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano – Sezione undicesima civile n. 8585/2015                              

Contratto di agenzia. Inadempimento del preponente circa l’obbligo di buona fede nell’esecuzione del contratto. Recesso per giusta causa dell’agente. Contestuale richiesta dell’agente al pagamento delle indennità di cessazione del rapporto, nonché all’indennità sostitutiva del preavviso. Riconoscimento delle suddette indennità all’agente.

In virtù degli artt. 1218 e 2697 c.c., incombe su chi agisce in giudizio allegare e provare i fatti che costituiscono il fondamento del diritto fatto valere, così come, sulla base dell’art. 115 c.p.c., spetta al convenuto contestare specificamente i fatti costitutivi del diritto preteso dall’avversario.

Per giurisprudenza consolidata, l’istituto del recesso per giusta causa, disciplinato dall’art. 2119 c.c. in relazione al contratto di lavoro subordinato è applicabile per analogia anche al contratto di agenzia (cfr. Cass. civ., sez. L, 14.02.2011, n. 3595), con l’ulteriore precisazione che nella seconda ipotesi la sussistenza della giusta causa dovrà essere valutata tenendo in considerazione la maggiore intensità del vincolo fiduciario tra agente e preponente (cfr. Cass. civ., sez. L., 26.05.2014), rilevabile tra l’altro anche dagli artt. 1746 e 1749 c.c. che pongono a carico delle parti di un contratto di agenzia, non solo l’obbligo, generico, di esecuzione del contratto secondo buona fede, ma anche l’ulteriore obbligo di eseguire il contratto con lealtà.

Nel caso di specie, la sussistenza, in capo all’agente, della giusta causa di recesso è risultata essere ancor più fondata in quanto le operazioni della casa mandante sono state bloccate, in via cautelativa, dall’Autorità di Vigilanza per violazione delle prescrizioni di legge; tale fatto è di una tale gravità da costituire fatto idoneo, ex se, a compromettere la fiducia dell’agente nella serietà del preponente.

Una volta appurata la legittimità del recesso dell’agente per giusta causa, devono essere riconosciute a quest’ultimo l’indennità di cessazione del rapporto, nonché l’indennità sostitutiva del preavviso.  Con riguardo alla prima, essa è disciplinata all’art. 1751 c.c., norma inderogabile in pejus, che obbliga il preponente a corrisponderla all’agente quando, alla cessazione del rapporto, risulti che l’agente abbia procurato nuovi affari o abbia ampliato affari esistenti dai quali il preponente tragga ancora benefici. L’alternatività tra disciplina legale e norme pattizie (ndr AEC), è stata risolta dalla Cassazione, la quale ha affermato che va attribuita prevalenza alla norma di maggior favore per l’agente, quindi il Giudice dovrà effettuare una valutazione ex post al fine di verificare quale sia la disciplina più favorevole per l’agente, potendo quindi derogare la disciplina legale nel caso in cui la norma pattizia risulti essere vantaggiosa (cfr Cass. civ., sez. L, 24.07.2007, n. 16347).

Riguardo alla indennità sostitutiva del preavviso, sussistendo la giusta causa di recesso, essa va senz’altro riconosciuta all’agente recedente ai sensi degli AEC e dell’art. 1750 c.c.

Inoltre, ai sensi dell’art. 1748, comma 3 c.c. “l’agente ha diritto alla provvigione sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del contratto se la proposta è pervenuta al preponente o all’agente in data antecedente”; una volta richiamato questo principio, si è anche proceduto a chiarire che ai fini del riconoscimento delle provvigioni ex art. 1748, comma 3 c.c. è necessario che l’agente indichi specificamente quali ordini, grazie al suo intervento, sono stati acquisiti dal preponente, dopodiché sarà legittima la richiesta ex art. 1749 c.c. di esibizione dei libri contabili della mandante, al fine di dimostrare il diritto alla provvigione, trattandosi di dati non acquisibili aliunde per l’agente.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano, Sezione lavoro n. 4309/2011              

Contratto di agenzia. Diritto dell’agente alla corresponsione delle provvigioni dirette, relative ad affari conclusi in prima persona dall’agente stesso, e indirette per affari conclusi dalla preponente nella zona di esclusiva dell’agente stesso.

L’art. 1748 c.c., ai primi due commi, dispone che “Per tutti gli affari conclusi durante il contratto l’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento.

La provvigione è dovuta anche per gli affari conclusi dal preponente con terzi che l’agente aveva in precedenza acquisito come clienti per affari dello stesso tipo o appartenenti alla zona o alla categoria o gruppo di clienti riservati all’agente, salvo che sia diversamente pattuito”.

L’agente avrà quindi diritto alle provvigioni dirette per gli affari conclusi per effetto del suo intervento, inoltre, qualora non sia pattuito diversamente, avrà diritto anche alle provvigioni indirette per gli affari conclusi dalla preponente nella sua zona di esclusiva.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Milano – ordinanza del 08.01.2015                                                                

Contratto di agenzia. Nomina, da parte del Giudice, di CTU al fine di accertare l’esatto ammontare dei rapporti di debito-credito tra le parti.

Al fine di stabilire la reale entità dei rapporti di debito-credito tra le parti nell’esecuzione di contratti d’agenzia, si è ritenuto opportuna nominare C.T.U. per accertare la sussistenza o meno del credito dell’agente all’indennità di risoluzione del rapporto ex art. 1751 o, in subordine, qualora si rivelasse più vantaggioso per l’agente, ex AEC; nonché per accertare l’eventuale credito dell’agente per provvigioni maturare su affari con clienti multizonali.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Varese II Sez. civile n. 143/2013                                

Contratto di agenzia. Mancato pagamento delle provvigioni all’agente. Legittimità del recesso per giusta causa operato dall’agente. Conseguente diritto all’indennità sostitutiva del preavviso nonché alle indennità di cessazione del rapporto previste dagli AEC.

Secondo un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale “nel contratto di agenzia, per stabilire se lo scioglimento del contratto stesso sia avvenuto o meno per un fatto imputabile al preponente o all’agente, tale da impedire la possibilità di prosecuzione anche temporanea del rapporto, può essere utilizzato per analogia il concetto di giusta causa, di cui all’art. 2119 c.c., previsto per il lavoro subordinato, e il giudizio sulla sussistenza di una giusta causa di recesso costituisce valutazione rimessa al giudice di merito” (Cass. 14 febbraio 2011 n. 3595); il mancato pagamento delle provvigioni all’agente costituisce senz’altro elemento legittimante il recesso per giusta causa da parte di quest’ultimo.

Dal riconoscimento della sussistenza della giusta causa di recesso, discende il diritto dell’agente alla corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso, nonché all’indennità suppletiva di clientela di cui agli AEC richiamati in contratto. Inoltre l’agente ha diritto a vedersi riconoscere anche l’indennità di fine rapporto prevista dagli AEC, in quanto, come ha affermato la Corte di Giustizia UE, tale indennità può essere considerata come un “trattamento minimo garantito” per l’agente che gli va corrisposto anche nel caso di recesso per giusta causa attribuibile alla preponente.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Corte d’appello di Cagliari (Sez. distaccata Sassari) n. 279/2015

Contratto di agenzia. Validità del diritto di esclusiva dell’agente nel caso di interposizione fittizia posta in essere dalla mandante per aggirare l’obbligo di pagamento delle provigioni.

Qualora la mandante utilizzi una società, facente parte dello stesso gruppo, al fine di concludere contratti nella stessa zona di operatività dell’agente con il quale intercorre un contratto di agenzia prevedente, tra l’altro, un diritto di esclusiva in favore di quest’ultimo, risulta evidente che si è in presenza di un’interposizione fittizia, tendente ad aggirare l’obbligo della mandante di rispettare il diritto di esclusiva di cui sopra.

Alla luce di ciò la mandante sarà tenuta al risarcimento del danno in favore dell’agente, risultando irrilevante l’eventuale eccezione della mandante tendente a far valere la rinuncia per fatti concludenti al diritto di esclusiva, in quanto, pur ammettendosi la possibilità di modifica tacita delle clausole contrattuali, nel caso di specie quest’assunto non può trovare spazio, in quanto dal comportamento delle parti non si evince la volontà di una modifica tacita delle clausole stesse.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Tribunale di Monza n. 469/2014                                                                 

Contratto di agenzia. Recesso operato dalla mandante in assenza di giusta causa e senza il rispetto del termine di preavviso. Conseguente diritto dell’agente all’indennità sostitutiva del preavviso. Indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 e alternatività con l’indennità disciplinata dagli AEC.

Nel caso in cui la preponente receda dal rapporto di agenzia, in assenza di giusta causa e senza il rispetto del termine di preavviso, sarà tenuta a corrispondere all’agente l’indennità sostitutiva del preavviso ex art. 1750, comma 3, secondo cui “il termine di preavviso non può comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata del contratto, a due mesi per il secondo anno iniziato, a tre mesi per il terzo anno iniziato, a quattro mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi”.

Inoltre, qualora la preponente risolva il contratto per un fatto non imputabile all’agente, spetta a quest’ultimo l’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c. al sussistere dei requisiti previsti dalla disposizione stessa, ovvero che l’agente abbia procurato nuovi clienti alla preponente o ne abbia incrementato il giro di affari e che tale indennità sia equa.

Riguardo all’alternatività di tale ultima indennità con quella prevista dagli AEC, si deve far riferimento alla giurisprudenza maggioritaria la quale afferma che si deve operare un valutazione ex post della disciplina da applicare, assicurando all’agente il trattamento di maggior favore.

Cassazione Civile, Sezione lavoro n. 22691_2014                                      

Contratto di agenzia. Ammissione di nuovi mezzi di prova nel rito del lavoro, qualora tali mezzi siano necessari ai fini della decisione della controversia.

Nonostante, nel rito del lavoro, l’omessa indicazione nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, o nella memoria difensiva del convenuto, dei documenti o il loro mancato deposito, determinano la decadenza del diritto alla produzione degli stessi, il giudice di merito ha il potere discrezionale e non sindacabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 421 c.p.c., di ammettere nuovi mezzi di prova solo nel caso in cui ritenga tali mezzi indispensabili ai fini della decisione della causa.

(Con il patrocinio dell’avv. Trotti)

Cassazione Civile Sezione Lavoro n. 7567/2014

Contratto di agenzia. Operato della preponente che comporta una riduzione del portafoglio clienti dell’agente. Conseguente legittimità di recesso per giusta causa da parte dell’agente. Alternatività tra art. 1751 c.c. e contrattazione collettiva. Applicazione della disciplina di maggior favore per l’agente.

Sussiste giusta causa di recesso, in capo all’agente, nell’ipotesi in cui la società preponente, in virtù di un accordo commerciale con una società terza, diminuisca il portafoglio clienti, la zona di competenza e quindi il fatturato sviluppabile dallo stesso agente.

Inoltre si richiama la consolidata giurisprudenza in tema di alternatività tra art. 1751 c.c. e Accordi Economici Collettivi, la quale afferma il principio di diritto secondo cui “l’art. 1751 c.c., comma sesto, Cod. Civ. si interpreta nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell’agente comporta che l’importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizia, individuali o collettive”. In virtù di questo principio di diritto è necessario che la valutazione del carattere di maggior favore dell’indennità prevista dagli accordi economici collettivi rispetto alla disciplina legale, sia effettuata in concreto ed ex post.

Cassazione Civile. Sezione Lavoro n. 24776/2013

Contratto di Agenzia. Indennità di risoluzione del rapporto ex art. 1751. Possibilità di deduzione di vizi motivazionali nel ricorso in Cassazione. Preavviso e relativa indennità volta ad attenuare le conseguenze di un’improvvisa interruzione del rapporto.

Ai fini dell’applicazione dell’art. 1751 c.c. e del conseguente riconoscimento dell’indennità di risoluzione del rapporto a favore dell’agente, è necessario che, anche dopo la cessazione del rapporto, la preponente continui a beneficiare di un portafoglio clienti procurato dall’agente.

Il richiamo all’equità, operato dalla citata disposizione, non serve solo per valutare quali siano i casi in cui spetta l’indennità, ma deve essere, anche, utilizzato per la determinare della stessa.

La Suprema Corte ha anche avuto modo di richiamare la sua costante giurisprudenza in merito alla possibilità di deduzione, con il ricorso per cassazione, di un vizio motivazionale: “la deduzione di un vizio motivazionale con il ricorso per cassazione non conferisce al giudice di legittimità un potere di riesame nel merito della vicenda processuale, ma la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito”.

Si è inoltre stabilito che la regola del preavviso ha effetto in ogni caso in cui il recesso abbia efficacia estintiva del rapporto di lavoro, a prescindere dal fatto che il lavoratore abbia sottoscritto un nuovo rapporto di lavoro immediatamente dopo in quanto, l’indennità sostitutiva del preavviso non ha funzione risarcitoria di un danno certo, bensì indennitaria al fine di attenuare le conseguenze dell’improvvisa interruzione del rapporto.

Cassazione Civile. Sezione Lavoro n. 9317/2002

Contratto di Agenzia. Legittimità del recesso del preponente ad nutum in seguito alla messa in liquidazione della società. Indennità ex art. 1751 c.c. riconosciuta all’agente se i vantaggi da lui procurati non possono essere ricevuti dal preponente per suo fatto volontario.

Fermo restando il dovere di preavviso, il Preponente, in seguito alla messa in liquidazione della Società, può recedere ad nutum (cfr. Cass. n. 11402/2000 e n.3925/2001); tale facoltà di recesso non costituisce inadempimento contrattuale, con ciò escludendo che il danno derivante all’Agente sia risarcibile.

Inoltre si è stabilito che, ai fini del riconoscimento in capo all’agente dell’indennità di risoluzione del rapporto, è necessario che sussistano i presupposti di cui al secondo comma dell’art. 1751 c.c., ovvero che l’agente abbia procurato nuovi clienti o sviluppato in maniera significativa gli affari del preponente e che quest’ultimo riceva ancora sostanziali vantaggi dall’attività svolta dall’agente. Il fatto che i vantaggi scaturenti dall’attività svolta dall’Agente non possono essere ricevuti dal Preponente per suo fatto volontario, per avere egli scelto di cessare l’attività, non può incidere negativamente sul diritto dell’Agente al compenso.

Cassazione Civile. Sezione Lavoro n. 19586/2010                                                 

Contratto di Agenzia. Patto di non concorrenza fra Preponente e Agente. Esonero da responsabilità dell’agente se la concorrenza sleale viene posta in essere dai subagenti. Art. 1751-bis c.c.

Qualora la concorrenza sleale venga effettuata dai subagenti, saranno questi ultimi a dover rispondere personalmente con il loro patrimonio e non la società, anche se priva di personalità giuridica, che rimarrà estranea alla controversia in virtù della sua autonomia patrimoniale.

La Corte ha ribadito quanto già consolidato in giurisprudenza relativamente al patto di non concorrenza inserito in un contratto di agenzia: esso può ritenersi validamente stipulato ed operante, ai sensi dell’art. 1751- bis c.c. , “solo per la medesima zona  e clientela per la quale era stato concluso il contratto di agenzia, mentre è da ritenersi nullo per la parte eccedente (Cass. n. 27839/2009)”.

Cassazione Civile. Sezione Lavoro n. 11728/2014                                                 

Contratto di Agenzia. Mancata corresponsione di una provvigione all’agente. Conseguente recesso dell’agente per giusta causa. Sussistenza per compromissione del vincolo fiduciario tra agente e preponente. Obbligo del preponente di rispettare la zona di esclusiva dell’agente qualora non si sia pattuito diversamente o l’agente si dimostri inadempiente.

La mancata corresponsione anche di una sola provvigione integra il dettato di cui all’art. 1748, comma 2 c.c. con il quale viene ribadito il diritto dell’agente alla corresponsione della provvigione per gli affari conclusi dal preponente con clienti da lui procurati, salvo diversa pattuizione, nonché legittima l’agente a recedere dal rapporto per giusta causa. In ogni caso, nel merito del recesso per giusta causa, è stato rilevato che anche nel contratto di agenzia trova applicazione l’art. 2119, 1° comma, c.c. , tenendo  conto che in questo ambito il rapporto di fiducia assume una rilevanza più marcata, con la conseguenza che, ai fini della qualificazione del recesso come legittimo, assume rilevanza anche un fatto di minore consistenza (mancato pagamento di una sola provvigione).

Si è inoltre stabilito, con riferimento alla clausola del contratto che conferisce il diritto di esclusiva all’agente con riferimento ad una determinata zona, che il preponente non può violarla se non sussiste una diversa pattuizione o se non si manifesti un inadempimento dell’agente (cfr. Cass n. 21073/2007).

Tribunale di Genova, Sezione Lavoro n. 1127/2009                                                           

Contratto di agenzia. Risoluzione, da parte del preponente, del rapporto con un promotore finanziario coordinato dall’agente. Recesso per giusta causa da parte dell’agente, motivata dalla riduzione delle provvigioni. Insussistenza della giusta causa per la scarsa incidenza di tali riduzioni. Riconoscimento dell’indennità suppletiva di clientela nel solo caso di scioglimento del rapporto ad opera del preponente.

Non sussiste giusta causa nel recesso dell’agente dal contratto di agenzia allorché il recesso stesso, effettuato tra l’altro non rispettando il principio di immediatezza, sia motivato dalla riduzione delle sue provvigioni conseguente alla risoluzione, da parte del preponente, del rapporto con un promotore finanziario coordinato dall’agente, e la riduzione stessa si riveli di scarsa incidenza. Tale motivazione può assumere rilievo solo laddove la lamentata riduzione delle provvigioni non sia di scarsa importanza e, quindi, possa configurarsi un colpevole inadempimento del preponente talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto e da giustificare il ricorso al concetto di giusta causa ex art. 2119 c.c. (Cass. n. 845/1999).

Si è, inoltre, stabilito che l’indennità suppletiva di clientela, ai sensi dell’accordo economico collettivo del 2002, deve essere corrisposta esclusivamente nell’ipotesi in cui sia il preponente a sciogliere il contratto per fatti non imputabili all’agente.

Corte di Appello di Roma- Sezione lavoro n. 7679/2012

Contratto di agenzia. Sussistenza in capo all’agente di incarichi accessori rispetto al contratto di agenzia. Autonomia di questi incarichi rispetto al contratto di agenzia. Revoca degli incarichi da parte del preponente. Conseguente recesso dell’agente per giusta causa. Insussistenza della giusta causa e conseguente condanna dell’agente a corrispondere l’indennità per mancato preavviso al preponente.

La previsione, accettata dalle parti in contratto, dell’esistenza di incarichi accessori, allorché siano rinunciabili e/o revocabili, insieme alla facoltà di revoca e/o modifica di tali attività aggiuntive, che la società si riserva,  fa si che sussista l’unicità del contratto, qualificando come complementari gli altri incarichi accessori rispetto al contratto di agenzia. La comunicazione da parte della società di una integrazione di incarico, accettato dall’agente, non modifica il contratto originario. Tale integrazione è una esplicazione dell’autonomia negoziale delle parti che, attraverso la manifestazione delle loro volontà possono dar vita, in vista del fine perseguito, a più distinti negozi tra loro indipendenti ovvero a negozi tra loro collegati. Da ciò non scaturisce un diverso, autonomo contratto, costituendo esso un meccanismo attraverso cui le parti perseguono il risultato. Tale collegamento tuttavia, funzionale al raggiungimento di un unico obiettivo, non implica necessariamente una interdipendenza tra i contratti che possono, al contrario, caratterizzarsi autonomamente e conservare la propria distinta individualità (Cass. n. 14611/2005). E’ da condannare quindi l’agente che, ricevuta notifica della revoca dell’incarico accessorio di manager, recede, in assenza di giusta causa, dal contratto di agenzia senza preavviso contestando la grave inadempienza della società per la modifica del contratto.

Tribunale di Cagliari n. 28.05.2010                                                                         

Contratto di agenzia. Onere della prova in capo all’agente per il riconoscimento delle indennità richieste. Mancato assolvimento dell’onere della prova nell’ipotesi di allegazione di meri conteggi riepilogativi del fatturato. Necessità di documentazione specifica.

È onere di chi vuol far valere un diritto fornire le prove dei fatti che ne costituiscono il fondamento (art. 2697 c.c.).

Quindi, ai fini del riconoscimento delle indennità previste dall’art. 1751 c.c. e dal contratto collettivo, nonché di qualsiasi altro diritto, è onere dell’agente provare i fatti che costituiscono il fondamento dei suoi diritti, non essendo sufficienti meri conteggi riepilogativi del fatturato prodotto e delle provvigioni maturate, rivelandosi invece necessario, comprovare con la dovuta specificità gli affari dalla cui conclusione sorgerebbe il diritto alla corresponsione delle provvigioni.

Tribunale di Milano Sezione Lavoro Sentenza del 09.09.2014                                          

Contratto di agenzia. Mancato pagamento delle provvigioni da parte del preponente. Legittimità del recesso dell’agente per giusta causa. Riconoscimento, all’agente, dell’indennità di cessazione del rapporto.

L’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c. deve essere corrisposta all’agente nel caso in cui il recesso operato da quest’ultimo è giustificato da circostanze attribuibili al preponente. Tali circostanze sono identificabili nel mancato pagamento delle provvigioni, il quale configura un inadempimento a carico del preponente che non può non essere ricondotto alla previsione di cui al comma 2 dell’art. 1751 che fa riferimento, appunto, alle “circostanze attribuibili al preponente” e che legittima l’agente a recedere dal contratto.

Tribunale di Pescara. Sezione Lavoro sentenza del 17.06.2014                                                     

Contratto di Agenzia. Indennità meritocratica ex art. 12 AEC. Necessaria sussistenza dei requisiti previsti dalla disposizione ai fini del riconoscimento dell’indennità.

Ai fini del riconoscimento dell’indennità meritocratica di cui all’art. 12 dell’AEC recepito dalle parti è necessario che sussista un duplice requisito: al momento della cessazione del rapporto, deve risultare che l’agente abbia procurato nuovi clienti incrementando in tal modo gli affari del preponente; quest’ultimo riceva sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti.

Tribunale di Padova Sezione Lavoro sentenza del 31.10.2014                                                     

Contratto di Agenzia. Recesso del preponente in assenza di preventiva contestazione circa il negativo andamento degli ordini. Illegittimità del recesso per assenza di giusta causa. Conseguente riconoscimento all’agente dell’indennità sostitutiva del preavviso. Riconoscimento dell’indennità di risoluzione del rapporto per la sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 1751 c.c.

Il recesso, operato dal preponente, con effetto immediato non preceduto da una chiara contestazione circa il negativo andamento degli ordini, appare contrario al principio di buona fede e deve considerarsi non sorretto da una giusta causa.

L’assenza di giusta causa di recesso, comporterà il riconoscimento, in capo all’agente, dell’indennità sostitutiva del preavviso di cui all’art. 9 dell’AEC del 20/3/02.

Si è inoltre stabilito che spetta al ricorrente l’indennità di cessato rapporto ex art. 1751 c.c. in quanto sussistono i requisiti previsti dalla citata disposizione: l’agente ha procurato nuovi clienti al preponente sviluppando sensibilmente i suoi affari; il preponente continua a trarre benefici sostanziali dagli affari con tale clientela.

Tale indennità potrà essere riconosciuta all’agente, in sostituzione del trattamento indennitario previsto dagli AEC, soltanto nel caso in cui assicuri all’agente un risultato economico più favorevole.

Tribunale di Milano. Sezione Lavoro sentenza del 07.02.2014

Contratto di agenzia. Qualificazione del rapporto come di parasubordinazione per la presenza dei requisiti della non occasionalità della prestazione, della coordinazione con il titolare e della personalità della prestazione. Conseguente presenza del rischio, in capo all’agente, concretizzantesi nell’assenza di una retribuzione fissa.

Nella qualificazione di un contratto in genere si deve far riferimento alla comune volontà delle parti. Lo stesso deve essere fatto per qualificare un contratto di agenzia che, pure definibile quale rapporto di parasubordinazione per le innegabili affinità con il contratto di lavoro subordinato, da questo se ne distingue per il fatto che l’agente, a differenza del lavoratore subordinato, si assume il rischio che, nella fattispecie, si concretizza nell’assenza di una retribuzione fissa. In tale tipologia di rapporto questi, nell’esercitare la sua attività gode di una autonomia organizzativa che non viene inficiata dall’obbligo di osservare eventuali, legittime, istruzioni, anche minuziose, impartite dal preponente (Cass. n. 11264/2001).

Il fatto che il contratto intervenuto tra agente e preponente contenga un esplicito riferimento all’autonomia e la precisazione dell’assenza di qualsivoglia vincolo di subordinazione alla cessazione del rapporto, è elemento univoco di un rapporto lavorativo diverso dalla subordinazione.

Sempre la Corte di Cassazione (Cass. civ. n. 5698/2002) affermando la competenza del giudice del lavoro per le controversie insorte nel rapporto di agenzia, ha affermato essere tra i requisiti tipici di un rapporto di parasubordinazione, quale è il rapporto di agenzia, la non occasionalità della prestazione dell’agente, la coordinazione del titolare dell’azienda committente e la personalità della prestazione che si ha nel caso di prevalenza del lavoro personale dell’agente rispetto a quello di eventuali collaboratori.

Tribunale di Milano. Sezione Lavoro sentenza del 30.10.2014

Contratto di Agenzia. Applicazione dell’art. 1751 c.c. Alternatività della disciplina legale con la disciplina collettiva. Prevalenza della disciplina che assicuri all’agente un maggior risultato. Ripetizione dell’indebito. Onere della prova in capo a colui che fa valere il diritto alla ripetizione.

Ai fini del riconoscimento dell’indennità prevista dall’art. 1751 c.c., che riproduce il contenuto dell’art. 17 della direttiva 86/653/CEE, è necessario che sussistano i presupposti in esso contenuti: qualora l’Agente abbia procurato nuovi clienti al Proponente o abbia sviluppato in modo consistente gli affari con i clienti esistenti, e il Preponente continui a ricevere ancora vantaggi dagli affari con tali clienti, ha diritto ad una indennità annua calcolata sulla base della media delle retribuzioni riscosse negli ultimi cinque anni ovvero, per periodi inferiori, sulla media del periodo in questione.

Con riguardo all’alternatività tra norme di legge e contrattazione collettiva di riferimento, la Corte di Giustizia con sentenza del 23 marzo 2006 C-465/04 ha stabilito che l’applicazione degli accordi è ammissibile soltanto nel caso in cui non peggiorativa per l’agente.

In virtù di tale principio si è richiamato il principio enunciato da Cass. N. 21309/2006, secondo cui l’art.1751, comma 6 si interpreta nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che permetta all’agente di conseguire il risultato migliore.

Nel caso di specie si è richiamato il principio sancito all’art. 2033 secondo cui ai fini della sussistenza del diritto alla ripetizione dell’indebito, il presupposto fondamentale consiste nella mancanza di una causa giustificativa del pagamento; l’onere di provare tale assenza ricade sulla parte che intende far valere il diritto alla ripetizione.                                                          

Tribunale di Latina – Sezione Lavoro n. 2690/2010                                               

Rapporto di agenzia. Principio di immediata contestazione, in capo al solo preponente, della ragioni del recesso per giusta causa. Requisiti necessari per l’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c.

In virtù di un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale (cfr. Cass. N. 3898/1999 e Cass. N. 23455/2004), opera, in relazione al solo datore di lavoro/preponente, il principio della immediata contestazione delle ragioni poste a fondamento di un recesso per giusta causa, con la conseguente preclusione di dedurre fatti diversi da quelli inizialmente contestati; al contrario, il recesso per giusta causa operato dal lavoratore, non è soggetto ad alcuna formalità, potendosi tener conto anche di comportamenti ulteriori rispetto a quelli lamentati nell’atto di recesso.

Si è, inoltre, riaffermato, il principio di cui all’art. 1751 c.c., in forza del quale allorché interviene “la cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità”, ciòal ricorrere dei presupposti in esso previsti riguardanti, da un lato, la valutazione dell’attività dell’agente nell’avere procurato nuovi clienti o nell’avere sviluppato in maniera sensibile gli affari con i clienti esistenti e, dall’altro, che il preponente continui a ricevere ancora concreti e consistenti vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti.

L’eventuale eccezione, posta dal preponente, circa l’inesistenza dei duraturi vantaggi derivanti dagli affari conclusi dall’agente durante il rapporto, non può trovare accoglimento se l’abbandono della clientela acquisita da quest’ultimo è addebitale ad un fatto del preponente (cambiamento della strategia commerciale).

Con riferimento al calcolo di tale indennità, si richiama la direttiva 86/653 e l’interpretazione che di essa ne fa la Corte di Giustizia delle Comunità Europee con la Sent. C-465/04; a tal proposito il giudice dovrà sempre applicare la normativa che assicuri all’agente la corresponsione dell’indennità maggiore.

Tribunale Ordinario di Milano – Sezione Lavoro n. 561/2013                                           

Contratto di agenzia. Obblighi del preponente ex art. 1749 c.c. Conseguente diritto dell’agente a ricevere tutte le necessarie informazioni di carattere contabile al fine di suffragare, sul piano probatorio, i requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. Indennità di cessazione.

E’ fondata, in virtù dell’art. 1749 c.c., così come modificato dall’art. 2 del d.lgs n. 303/1991 la richiesta dell’Agente tesa ad ottenere tutte le necessarie informazioni, di carattere contabile, in possesso del solo Preponente, necessarie al fine di sorreggere e suffragare, sul piano probatorio,   l’asserzione relativa all’aumento del numero di clienti e del relativo volume di affari nel periodo corrispondente al rapporto di Agenzia. Tale precisa previsione normativa è tesa a garantire l’Agente nel diritto all’ottenimento di tutto quanto necessario al fine di verificare l’importo delle provvigioni liquidategli. Si ritiene altresì legittimo, in attuazione della direttiva comunitaria 18.12.1986 n. 86/653, l’ordine di esibizione delle scritture contabili relative anche a contratti per i quali, per ragioni temporali, non è applicabile la novella contenuta nell’art. 2 del d.lgs n. 303/1991.

Va altresì rilevato che, per autorevole e recente giurisprudenza (Corte di Cassazione nn. 23966/2008 e 4149/2012),  in  tema di cessazione del rapporto di Agenzia l’art. 17 della direttiva n.86/653/CEE deve essere inteso ed interpretato alla luce del decisum della Corte di Giustizia Europea del 23 marzo 2006, c_465/04 nel senso che l’indennità di cessazione, da determinare in conformità alla disciplina comunitaria, è condizionata, e va quindi determinata, non solo in rapporto alla permanenza, in capo al Preponente, dei vantaggi scaturenti dall’attività dell’Agente, ma anche in riferimento, in particolare, alle provvigioni perse da quest’ultimo. Per la Suprema Corte, quindi, il giudice deve sempre  applicare la normativa che in concreto assicuri all’Agente il risultato migliore. Tale principio va contemperato, comunque, con la previsione, anch’essa contenuta nel citato art. 17 della direttiva comunitaria, di un potere discrezionale degli Stati membri nel fissare diversi criteri di calcolo finalizzati a valorizzare il criterio dell’equità che nel tenere conto delle circostanze del caso concreto, abbia riguardo alle provvigioni perse dall’Agente.

Tribunale di Milano – Sezione Undicesima Civile sentenza del 15.10.2014                                  

Contratto di agenzia e di procacciamento d’affari. Distinzione. Mancato riconoscimento dell’indennità di mancato preavviso nel contratto di procacciamento d’affari.

L’elemento comune del contratto di agenzia e del contratto di procacciamento d’affari consiste nella promozione del prodotto della preponente, viceversa, l’elemento distintivo consiste nel fatto che il contratto di agenzia è caratterizzato da stabilità e continuità, attributi mancanti nel contratto di procacciamento. A sostegno di tale tesi il Giudice ha richiamato la Cass. Civ., sez. L, 23.07.2012, n. 12776: “caratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di promuovere la conclusione di contratti per conto del preponente nell’ambito di una determinata sfera territoriale, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di correttezza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo; invece il rapporto di procacciatore d’affari si concreta nella più limitata attività di chi, senza vincolo di stabilità ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni; mentre la prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa.”

In riferimento a tale distinzione, si è altresì stabilito che in materia di contratto di procacciamento d’affari è possibile l’applicazione in via analogica delle sole previsioni, relative al contratto d’agenzia che non presuppongono la stabilità del rapporto come ad esempio quelle relative alle provvigioni, al contrario non possono applicarsi le disposizioni che si fondano sulla stabilità del rapporto come ad esempio l’indennità di mancato preavviso.

Tribunale di Milano, Sezione Lavoro n. 4215/2011                                                

Contratto di agenzia. Erogazione di bonus da parte della mandante al ricorrere di determinati presupposti. Recesso dell’agente. Illegittimità delle conclusioni dell’agente secondo cui manca l’accettazione espressa di una clausola, come quella dei bonus, considerata vessatoria in quanto, la clausola, è priva di tale ultimo requisito ed inoltre è stata accettata dall’agente per via telematica nonché per aver dato esecuzione al contratto.

A fronte di un bonus provvigionale, corrisposto dalla mandante, e condizionato al fatto che l’agente alimenti regolarmente il proprio piano, nonché alla previsione che l’agente non receda dal rapporto o che lo stesso non venga revocato per giusta causa, è da ritenere infondata l’eccezione, da parte dell’agente, basata sulla mancata accettazione espressa della clausola relativa al bonus, considerata vessatoria. Si deve infatti considerare che l’adesione telematica dell’agente al contratto stipulato in forma scritta, porta alla conclusione che lo stesso abbia accettato espressamente quanto riportato nel testo; ciò può essere avvalorato dall’avvenuta esecuzione del contratto da parte dell’agente. È da escludere, inoltre, l’eccezione relativa alla vessatorietà di tale clausola posto che la stessa non impone condizioni più gravose per il recesso.

E’ da considerarsi quindi legittimo l’operato del preponente che effettua la compensazione, nei confronti dell’agente, sui crediti vantati da quest’ultimo, per il recupero del bonus premiale corrisposto anticipatamente e non più dovuto per il recesso dell’agente stesso. Viene infatti a configurarsi una semplice regolazione di rapporti di dare e avere tra le parti che legittima, appunto, la compensazione degli importi dovuti (Cass., n. 16561/2002).

Tribunale di Roma, Sezione Lavoro n. 54/2009                                                      

Contratto di agenzia. Presenza in contratto dell’erogazione di un contributo straordinario nell’ipotesi di ampliamento del volume d’affari. Recesso per giusta causa dell’agente per presunta inerzia del preponente ai fini del raggiungimento del risultato previsto per l’erogazione del contributo. Insussistenza della giusta causa.

Qualora in un contratto di agenzia sia prevista l’erogazione di un contributo straordinario, finalizzato all’ampliamento della rete dei promotori finanziari e conseguentemente all’ampliamento della raccolta, è da ritenersi pacifico che la mandante abbia un concreto interesse al raggiungimento della condizione prevista dall’accordo per l’erogazione del contributo straordinario.

Conseguentemente, le condizioni previste in questo genere di accordo non potranno essere interpretate come un condizione meramente potestativa ex art. 1355 c.c. o come condizioni di cui la mandante avesse un interesse contrario all’avveramento ex art. 1359 c.c.

Si è inoltre stabilito che se le parti non hanno previsto nessun obbligo, in capo alla mandante, ai fini del raggiungimento dell’obiettivo, nessuna violazione dell’obbligo di buona fede si può imputare a quest’ultima. Conseguentemente il recesso operato dall’agente sulla base di questa, presunta, violazione, deve ritenersi privo di fondamento alcuno.

Corte d'appello Bologna, Sezione Lavoro n. 313/2010                                          

Contratto di agenzia. Principio di buona fede. Mancato riconoscimento dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c. qualora il recesso dell’agente non sia giustificato da un fatto attribuibile al preponente.

Qualora l’agente rifiuti un accordo scritto, proveniente dalla mandante e riportante ritenute raggiunte intese frutto di trattative intercorse tra le parti e finalizzate alla conclusione di un nuovo mandato, e, sulla base di tale rifiuto operi il recesso dal contratto, sulla base del richiamo all’art. 4 commi 6, 7, 8 dell’A.E.C. del 2001, lo stesso recesso deve ritenersi contrario al principio di buona fede qualora tale norma non sia stata richiamata espressamente nella proposta di accordo inviata dalla mandante. In tale caso l’agente dovrà corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso non concesso.

Si è inoltre stabilito che, qualora il recesso dell’agente non sia giustificato da un fatto attribuibile al preponente, è da escludere il diritto dello stesso alla percezione dell’indennità di cessazione del rapporto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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