Emergenza Corona Virus: cancellazioni soggiorni presso strutture ricettive alberghiere e paralberghiere

19 aprile 2020

La nota situazione emergenziale causata dal COVID-19, oltre ai, purtroppo, drammatici effetti sull’incolumità e la salute delle persone, sta avendo un impatto particolarmente negativo nell’ambito delle strutture ricettive alberghiere e paralberghiere (rivolte tanto a finalità turistiche quanto lavorative - alberghi; motels; villaggi-albergo; le residenze turistico alberghiere; gli alberghi diffusi; le residenze d’epoca alberghiere; i bed and breakfast organizzati in forma imprenditoriale; le residenze della salute – beauty farm; ogni altra struttura turistico-ricettiva che presenti elementi ricollegabili a uno o più delle precedenti categorie).

In un primo momento, in effetti, i “contratti di soggiorno” (usando la stessa classificazione del decreto Cura Italia, trattandosi di un contratto atipico non disciplinato dal codice civile), autonomi rispetto ad un pacchetto turistico, non erano stati affatto considerati dai provvedimenti urgenti adottati dal governo (il D.L. n. 9 del 2/3/20 disciplinava solo il rimborso dei titoli di viaggio e dei pacchetti turistici), lasciando, così, per circa una decina di giorni i titolari delle suddette strutture in estrema difficoltà ed in balia delle massive richieste di annullamento del soggiorno e di restituzione immediata delle caparre versate; richieste svolte tanto dai privati (persone fisiche o giuridiche) quanto dalle agenzie dedicate sia italiane, sia estere (inclusi i noti portali on-line particolarmente attivi in questo settore).

Con l’entrata in vigore del D.L. 17 marzo 2020, invece, il governo, opportunamente, ha esteso quanto già disposto per i rimborsi dei pacchetti turistici, anche ai “contratti di soggiorno” stipulati con le predette strutture, riconoscendo ai loro gestori la facoltà, a fronte di una richiesta di annullamento di un soggiorno e di conseguente rimborso della caparra nel frattempo versata, di scegliere se restituire quanto versato dall’istante oppure, in alternativa, emettere, in favore del cliente un voucher da utilizzare entro un anno per un nuovo soggiorno di uguale periodo e valore.

L’attuale normativa si riferisce, tuttavia, a soggiorni prenotati per periodi entro il 3 maggio 2020 (termine prorogato dal DPCM 10 aprile 2020), mentre nel disegno legge di conversione del D.L. 17 marzo 2020 è stata prevista una proroga sino al mese di settembre di quest’anno. Fuori da questo arco temporale, dunque, a fronte di una cancellazione del soggiorno non è dovuta né la restituzione della caparra né, in alternativa, l’emissione del predetto voucher annuale.

Un aspetto, di non poco conto, è il carattere di tali norme definite nel predetto decreto di applicazione necessaria, e, dunque, aventi una particolare resistenza laddove nel contratto stipulato con l’agenzia (si pensi ai numerosi motori di ricerca/portali on-line dedicati) dovesse essere richiamata una normativa estera.

Quanto sopra costituisce solo una riflessione di carattere generale che i professionisti dello Studio saranno ben lieti di sviluppare per le vostre specifiche esigenze.

Stefano Novello

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